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16 aprile - Italia
Italia, il paese dell’immateriale
Un Non-sistema-paese dove il rapporto con la realtà appare sempre più distante, decentrato, astratto


Tra le notizie dove troneggia sempre in primo piano il Covid, rischia di passare in secondo ordine la pubblicazione delle intercettazioni messe a disposizione dalla Procura di Genova sull’inchiesta della magistratura relativa al Ponte Morandi. Chi doveva analizzare sugli eventuali pericoli presenti nel Ponte Morandi non aveva mai preso in visione diretta l’infrastruttura. Dal 2013 l’Aspi aveva classificato il ponte a rischio crollo e le verifiche erano state fatte solo ed esclusivamente al computer. Ed è così che la dizione "rischio crollo" per il ponte cambia in "perdita di funzionalità statica del viadotto Polcevera". Il rischio crollo doveva esser monitorato da sensori. Ma il Morandi non aveva questi strumenti. Lo hanno scoperto i finanzieri. Ne dà notizia l’Ansa. Si tratta solo di un esempio da indicare come emblematico del Non-sistema-italia. Potremmo definirla come ‘irresistibile tendenza all’immateriale’. Si tratta solo di una definizione per dare eleganza metafisica alla disfunzione costante. Di esempi ce ne sono altri. L’arretratezza delle nostre infrastrutture per cui sono stati annunciati cinquanta miliardi da destinare alla Salerno-Reggio Calabria e alla Torino-Venezia. L’incapacità di dare una risposta nuova a un problema nuovo come la pandemia. L’inadeguatezza nel saper mettere in piedi, come ospedali di campo, dei centri specializzati con terapie intensive e con i malati da contagio di coronavirus evitando di infestare gli ospedali. Nel frattempo ci indebitiamo ancora di più con un sostanzioso ingresso di risorse pari a quaranta miliardi. Soldi che dovrebbero essere gestiti, secondo il ministro Vittorio Colao, nella digitalizzazione. Bisogna invece lanciare la produzione, avere imprese, realizzare cose concrete al fine di vendere. Rilanciare la produzione vera, rifuggire dalla moda di paesi ad un altro livello di tecnologia che hanno abbracciato questa sbornia del trionfo della telematica perché possono permetterselo, dati i loro standard in termini di qualità di opere pubbliche. Intendiamoci. La digitalizzazione è importantissima. L’evoluzione dei livelli tecnologici è una scommessa in cui non possiamo restare indietro. Ma con la telematica non si costruiscono strade, ponti, non si realizzano nuove strutture sanitarie, non si crea nuovo lavoro, se non in quantità minimale.