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06 febbraio - Storia
Bergoglio da Fabio Fazio
L'antica idea del riscatto dei poveri nel mondo ha trovato un nuovo portavoce


La missione della Chiesa si diffonde nel mondo senza perdere il senso della sua funzione. E allora il Papa, come sua massima espressione, si pone come 'autorictas' per tutte le genti nell'eterna battaglia contro la sopraffazione. Se l'ideologia che ha caratterizzato il nuovo umanismo nel Novecento ha fallito, la Chiesa, così come la pensa Bergoglio, si pone laicamente in contraddizione a tutte le sopraffazioni. Tutto questo nella conversazione con Fabio Fazio su Che tempo che fa, Rai Tre, domenica 6 febbraio. C'è una prima parte in cui si riprendono i tropi classici del terzomondismo con il rifiuto della guerra come metodo di soluzione delle controversie. L'essere testimoni dei problemi della Terra non comporta un peso maggiore, nella figura del Pontefice, lo stesso è per chi condivide gli stessi convincimenti. Sono questi tratti che vedono questa figura di Santo Padre come un entità comunitaria che si pone solo come massimo emblema, non come vicario di Pietro. In tal senso l'opera di mondanizzazione della Chiesa è completa. (Difficile capire se questa figura di Papa riuscirà a dare continuità tale che il suo successore non potrà fare di meno o di diverso). Nella conversazione con Fazio il Papa riesce a superare la retorica del conduttore per prospettare, nell'etica dell'amore e della partecipazione ai mali degli altri, la grande spinta che deve rendere gli uomini fratelli. Non nega di non saper (o non voler) dare risposta sui mali del mondo agli innocenti, primi tra questi i bambini. Bergoglio se la cava dicendo che infinito in Dio è solo l'amore, quasi a porre un limite alla sua Divina Provvidenza. (Ma un teologo spiegherebbe che più di limitata è senza spiegazione). Ma quando dice che il clericalismo è una perversione della Chiesa perché foriero di putredine per la sua rigidità, dà il grande scossone di cui si discuterà. Quando il Vangelo diventa ideologia e la fede rimane asettica ricezione del comando dedotto nelle scritture, si entra un circuito vizioso in cui la Chiesa rischia di porsi solo come potere. Nel Verbo incarnato c'è la grandezza della Chiesa. E allora la preghiera si pone come atto contemplativo, come forza in grado di superare l'apparenza delle cose finite ed avere la capacità di incontrare Papà - inteso come Dio in persona. Pregare significa superare il proprio limite imposto dalla propria condizione. Ma in tal senso c'è la richiesta di attenzione dallo stesso Papà, proprio come fanno i bambini. Dostoevskij come gran maestro, il Papa si effonde nella primalità dell'amicizia e nelle sue proiezioni umane nella società in cui vive. E questa condizione non cambia con l'essere Papa. "I papi che mi hanno preceduto sono Santi, io non me la cavo con la santità ... Ho bisogno degli amici. Sono pochi ma sono veri".