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25 marzo - Estetica
La Commedia Umana
Dal 25 marzo al 3 aprile l’opera di Ai Weiwei alle Terme di Diocleziano


“Parlare della morte per celebrare la vita”. Così chi ha lambito diverse volte, nella vita, la morte - e cioè l’artista cinese Ai Weiwei - definisce la Commedia Umana. È il nome che ha scelto per la sua opera esposta alle terme di Diocleziano. Duemila pezzi di vetro soffiato a mano e fuso dai maestri vetrai di Berengo Studio di Murano.

Definita sarcasticamente come “enorme lampadario”, la Commedia Umana mostra la distanza siderale che c’è tra Oriente e Occidente nell’idea dell’arte. L’Oriente ha bisogno di raffigurazioni che riportino il sensibile materico dell’esperienza. La cultura europea vuole trascendere l’esperienza sensibile per sprofondare nelle sue condizioni di esistenza.

Ed è così che in questo concatenarsi di momenti tenuti in piedi in modo meccanicistico, per un’altezza di nove metri e una larghezza di sei, sfila l’orrore dello stilema più consolidato della morte -  intesa come concrezione di ossa e non come puro nulla.

Dare un messaggio di prospettiva per la vita e per il futuro perché altrimenti di noi non rimarrà molto di più che queste ossa. Volgarmente la risposta spontanea è che non doveva arrivare un grande artista dalla Cina per dovercelo ricordare.

Accettando qualche mediazione storico culturale in più però di questa opera si deve apprezzare il grande lavoro di ingegneria nella messa a sistema dell’insieme di articolazioni raffigurative della morte, intesa nella sua rappresentazione tipica dei teschi e delle ossa. Un modo per dire anche che diverse possono essere le articolazioni di vita, ma unica è la condensazione nel rappresentato possibile che si evidenzia nel suo esito finale. La morte è morte, sia che tu sia stato buono che sia stato cattivo ed è il qualcosa di veramente unificante della vita. Ed è questa la " commedia ". Forse potremmo dire proprio la burla: il messaggio che l’artista stesso ha lasciato per lancio descrittivo della sua opera esposta.

È il Museo Nazionale Romano e Berengo Studio con la Fondazione Berengo ad organizzare il grande allestimento di ossa in vetro e la loro collocazione presso le Terme di Diocleziano. Ha collaborato anche la Galleria Continua