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24 aprile '23 - Semiotica
L’ Intelligenza Artificiale dall’avvocato
Si apre il dibattito sui diritti d’autore da preservare al cospetto della crescita di produzioni artistiche improprie perché create da elaborazioni elettroniche


La tecnologia rischia di smantellare la cultura e toglierla dal piedistallo in cui nei secoli era stata collocata.

L’affermazione dell’intelligenza artificiale sembra volerci dimostrare che non esiste genio. C’è solo la libera facoltà di associare e selezionare intuizioni o immagini piuttosto che ispirazioni dello stesso versante espressivo. IL dubbio è forte. Il sospetto c’è sempre stato. Fiumi di pagine e discussioni nel Novecento sul senso dell’arte e sull’artisticità di questo o quello, specialmente.

E la fine dell’autentico atto di ispirazione artistica si pone come il nuovo sospetto di questa fase storica. Testimonianze sono in vari esempi. La foto premiata e poi autodenunciata come prodotta da Intelligenza Artificiale. Un duetto canoro tra Drake e The Weeknd: brano che fa largo uso dell'intelligenza artificiale.

IL problema dell'intelligenza artificiale, attualmente fuori legge perché non ha un autore in carne e ossa, incunea l’altro sospetto sulla progressiva inautenticità di qualsiasi atto espressivo. Il dilemma si estende a tutto e a tutti, vale anche per gli articoli di giornale, compreso questo. E non ci sono regole che potrebbero essere imposte per il riconoscimento di autenticità artistica di un qualsiasi atto perché potrebbe essere facilmente assimilato dall’Intelligenza Artificiale. Siamo circondati!

È come un Alien entrato in punta di piedi nella nostra ordinaria vita e oramai divenuto inquietante protagonista di ogni decisione.

La creatività umana (giova sottolinearlo) manca così di tutele. Universal Music Group ha dichiarato: "Dobbiamo decidere da che parte della storia siamo: quella dei fan e dei creativi o quella dei falsari che negano ai musicisti il giusto compenso”.

Ma il problema dell’invasione dell’intelligenza artificiale è emerso già sette anni fa quando una novella senza autore ma prodotta artificialmente stava per vincere un premio letterario in Giappone.

Il problema coinvolge tutto e tutti. Dal dibattito sugli Nft, all’arte visiva realizzata attraverso algoritmi ma venduta alle aste di quadri come autentica (e in effetti come si fa a dire in qualche modo che non lo sia? Solo perché dietro non c’è la fatica di una persona in carne e ossa?) per arrivare al caso di Damine Hirst che ha dato la possibilità a galleristi e collezionisti di realizzare direttamente i loro quadri attraverso il sistema di intelligenza artificiale.

La discussione in tutto il mondo è sulla tutela degli artisti e dei loro diritti economici di autori. A ben guardare però deve essere rimossa per guardare all’impersonale computer che, su comando, fornisce materiale creativo autonomo. Il mondo potrà apprezzarlo anche se non è realizzato da un autore vero e proprio.

L’economia che ha un peso potrà liberarsi di questo fastidioso concorrente nella captazione delle spese: l’arte e l’acquisizione delle sue produzioni. Un sistema intelligente ma artificiale ed elettronico può realizzare con grandi spese di ammortamento. Ma anche di tutti i sistemi decisionali complessi, come governare, giudicare, decidere. La profezia dell’Invasione degli Ultracorpi come di Al computer di Odissea nello Spazio diventa realtà consolidata.

Si dirà: manca una metafisica dell’Intelligenza Artificiale. Subito pronta. Si tratta dell’estensione della “cultura del sospetto” di Paul Ricoeur. Ma mentre lì si ritenevano Marx, Nietzsche e Freud gli autori che avevano scoperto come le determinazioni umane non fossero dettate dall’uomo ma da una diversa forza, in questa nuova - che potremmo chiamare del sospetto svelato - le decisioni e le loro dinamiche sono interamente delegate all’Altro da noi. Chi è questo altro? (L’Intelligenza Artificiale ha ottenebrato i nostri riflessi mentali). È chiaro che è Lei.