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17 maggio '24 - Etica
Non c'è da stare ... Allegri
La Juve lo fa fuori per atteggiamento scomposto e forse si è fatto fuori da solo


La sfuriata nella finale di Coppa Italia non è da stile Juve. L’allenatore Massimiliano Allegri è stato esonerato dalla squadra che ha allenato con alterne fortune. Non è stato sufficiente vincere contro l’Atalanta nella finale di Coppa Italia. Oggi per vincere devi completare il lavoro nello stile che trasmetti al mondo. E Allegri ne ha dato uno inverso. Quello di uno che si incazza e teme sia arrivata la sua ultima spiaggia nella squadra che, magari segretamente, tutti vorrebbero allenare. Mai sanati i rapporti col nuovo direttore sportivo Cristiano Giuntoli, eternamente portavoce di uno stile – quello della Juve – che si sostanzia nella vittoria ad ogni costo. Ma anche di stoico distacco qualsiasi sia il responso della realtà effettuale. Si tratta di un’antica sindrome di potere in cui la migliore dimostrazione deve esser data al proprio mondo per saperne disporre. Non conta la hybris che si prova per qualsiasi evento. Quella va espressa in privato. Fuori sempre volto imperturbabile. Un modo di imporsi alle cose tale da dare l’apparenza di averle sempre e comunque determinate.

Ma anche chi esercita il potere non eccelle nello stile. Invece di salvare il salvabile e ridare una dignità alla vicenda si parla esplicitamente di licenziamento. Questo il comunicato:

“La Juventus comunica di avere sollevato Massimiliano Allegri dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile. L’esonero fa seguito a taluni comportamenti tenuti durante e dopo la finale di Coppa Italia che la società ha ritenuto non compatibili con i valori della Juventus e con il comportamento che deve tenere chi la rappresenta. Si conclude un periodo di collaborazione, iniziato nel 2014, ripartito nel 2021 e terminato dopo le ultime 3 stagioni insieme con la Finale di Coppa Italia. La società augura a Massimiliano Allegri buona fortuna per i suoi progetti futuri”.

Il curioso è che nella rabbia l’’ex allenatore della Juve se la prende coi suoi, con coloro che hanno fatto sempre gli scrivani della società. Uno di questi è il direttore di Tuttosport a cui dice: “Ti strappo le orecchie, basta marchette”. Quindi le marchette a cui allude Allegri non sarebbero alla squadra e al suo complesso, quindi anche a lui, ma solo alla dirigenza. Evidentemente il mister aveva poco gradito dei commenti critici.

Quindi come un opevaio della vecchia Fiat Allegri viene “licenziato per giusta causa”. E non serve comunque portar a casa la Coppa Italia, quindi una stagione con un trofeo da mettere in bacheca.

IN una squadra sempre alla ricerca di riconoscimenti e molto chiacchierata per i sistemi atti a procacciarseli possono andare bene le sortite alla Moggi – chiudere gli arbitri negli spogliatori, invadere i campi di azione delle scelte arbitrarie, interagire con il mercato di altre squadre per determinare direttamente e indirettamente – ma non va bene incazzarsi.

Ma la notizia ancora coperta sotto un macigno consiste nelle ragioni di tanta incazzatura da parte di Allegri. Se ne parlasse la notizia inizierebbe da domani, non dalla sua rimozione.