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25 maggio '24 - Semiotica
Cum grano Salis
La vicenda dell’insegnante arrestata per quindici mesi in Ungheria e la sua gestione in casa


Viene da dire che è finito il tempo anche per le grandi battaglie identitarie. Le grandi questioni che si rafforzavano evidenziandosi con l’esempio di una persona, tanto che la discussione appariva più agevole perché riferita a un caso singolo, preciso, e non affidata all’impugnabilità dei dati, quindi dei numeri, e tanto più discutibile attraverso l’offuscamento delle idee.

Gli esempi umani personali sono stati l’esemplificazione di questioni più grandi. In testa a tutti fu la battaglia per l’indipendenza e per il ritrovamento di un alto e altro grado di civiltà nella lotta per l’indipendenza dall’Inghilterra da parte dei Gandhi. Altri brillanti esempi nel personaggio Marco Pannella ma anche negli arresti eccellenti della Prima Repubblica e del modo controverso in cui si conclusero (Enzo Tortora). O non si conclusero attraverso una sostanziale fuga (Toni Negri).

Casi specifici che ebbero il merito si scoperchiare problemi reali altrimenti rimasti sommersi e invece riportati ai ranghi della coscienza collettiva oltre che a una risposta sociale e in termini di diritto perché costituirono un precedente chiaro al quale riferirsi.

Tutto il contrario il caso di Ilaria Salis. Innanzitutto per come si è determinato. L’insegnante decide di partire nel paese più repressivo d’Europa dove parteciperà a manifestazioni antifasciste – come se non ci fossero tante questioni in casa sulle quali manifestare e far sentire solennemente la voce. Non si capisce il suo grado di coinvolgimento in situazioni di aggressione ma per questo è arrestata dalla polizia ungherese. Le motivazioni sono per far parte di una comunità e tutti sanno che quando si procede per arresti di questo tipo si getta la rete su tutti. Senza escludere nessuno. Ci rimane impigliata anche l’apparente inoffensiva Ilaria Salis. E passa quindici mesi in carcere senza che venga emesso neanche lo straccio di un giudizio.

Ci sono tutti gli elementi per sollevare il caso: il grado di libertà presenti in Ungheria, il diritto a manifestare in uno stato europeo che dovrebbe necessariamente dirsi democratico, la verifica sul grado di coinvolgimento ai fatti contestati da parte dell’insegnante, il dovere del nostro paese di richiamare lo Stato che ha un connazionale in attesa di giudizio al giusto processo e, in caso di eventuale condanna, di scontarla nel suo paese.

Tutte questioni che sul caso umano possono essere esaltate. Niente di tutto questo è successo. Ed era una grande occasione per tutti. Innanzitutto per il governo di centrodestra di fare la sua parte evidenziando come sul tema dell’italianità non si guardassero steccati ideologici e sterili. Si è invece alluso a una colpevolezza della Salis. Si è avocato al sistema giurisprudenziale ungherese attestando una sostanziale impotenza. Ma quando sono stati ottenuti dei risultati, come la messa agli arresti domiciliari, se ne è sommessamente rivendicato il merito.

Ma anche la difesa non ha brillato. L’elemento su cui bisognava far valere ogni discorso era la persona e la sua infaticabilità nelle battaglie sui diritti umani. Il suo essere insegnante. E invece si sono esaltate le risibili valenze ideologiche. Risibili perché oggettivamente quelle idee-forza nei nostri tempi non sollecitano alcuna simpatia dialettica ma attengono a una visione del mondo appartenente al passato.

Ha sbagliato anche la risposta politica. Dandole una patente, che non è quella ideologica e vaga dei diritti e delle libertà, ma di un partito schierato politicamente si è arrivati a un rovesciamento. La politica non serve a risolvere un problema di una persona in carne ed ossa che però rappresenta una questione grande. È questa persona che risolve un problema alla politica dando una caricatura di chiara fama a liste dove non ci sono personalità di richiamo. Ci ha provato il PD facendo una figura misera. Ha incassato il no della donna in prigionia. Ci è riuscita la lista Verdi e Sinistra che però probabilmente non riuscirà a raggiungere il quorum quindi non potrà portare Ilaria Salis in parlamento europeo. Il risultato sarà averla esposta ancora di più alle magistrature ungheresi che sono fortemente condizionate da un governo di destra. Se invece la lista dovesse farcela dovrà ringraziare solo Ilaria Salis. Ma non siamo ancora sicuri se lei sarà contenta, dopo l’avvenuta elezione.

IL capolavoro è servito. IL divertimento è solo per un pubblico di spettatori che non ha preso coscienza di essere elettori, quindi dalla parte di sceglie quanto c’è da vedere.