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10 aprile - Governo globale
E se Berlusconi avesse ragione?
E se non avesse più alcun senso la moneta unica europea? Così un sistema di rigidità che non consente al Sistema-Paese italiano di muoversi con la necessaria libertà da vincoli?

Un problema europeo. Un dilemma che ciascuno si è posto tra sé e sé. O meglio, chiunque si ponga il problema delle prospettive del nostro modello di crescita occidentale e delle forme di governo adeguate a porre correttivi e stimoli. Silvio Berlusconi con la spudoratezza a cui ci ha abituato il 10 aprile l'ha detto a Lampedusa. Ha posto l'Unione europea non più come risorsa ma come problema. "Bisogna fare i conti con la realtà - ha detto - e con il fatto che lEuropa o è qualcosa di vero e di concreto oppure non è". "E allora - aggiungeBerlusconi - meglio ritornare a dividerci e ciascuno a inseguire le proprie paure e i propri egoismi".
Tutti diciamo che la questione immigrazione deve essere affrontata in sede comunitariama questo non avviene. In Unione europease lItalia ribadisce che il problema è di tutti, trova solo freddezza da parte degli altri partner. La Germania con la quale potevamo far fronte ora non di perdona la furbata del permesso di soggiorno che consente all'immigrato di viaggiare fino dalle loro terre, quindi ce lo siamo perso come alleato - peraltro inutile.Non sono concordate lerisorse finanziarie aggiuntive per i Paesi più esposti. E il problema dei clandestini continuerà ad esserci, nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Se l'Italia lo deve affrontar in solitudine allora tanto meglio sia sola anche nelle politiche di governo della propria moneta. Sia sola nelle regole dure, perentorie di Mastricht che di impone una dieta durissima alle nostre amministrazioni locali per evitare deficit. Sia sola nella gestione della bilancia dei pagamenti, dei rapporti con l'export e le importazioni. Sia autodeterminata nelle politiche di promozione del nostro Sistema Paese nel mondo e di accoglienza di nuove occasioni produttive da noi per dare lavoro ai nostri disoccupati cronici, resi sempre più cronici per una moneta che non ci consente più di muoverci all'estero con quella speditezza e vantaggio che ora hanno invece i paesi del Terzo Mondo.
'Se non ci fosse stato l'Euro la nostra economia sarebbe stata spazzata via dallacrisi del 2002 e dal grande crak finanziario ed economico del 2008 di cui sentiamo ancora gli effetti'. Essere nell'euro non ha comportato una grande difesa. La forza di un economia non si ravvisa nella robustezza della sua divisa, nelle condizioni del suo cambio. Almeno, in questo, possiamo dire che il monetarismo è storicamente sconfitto. Se la Germania sta già al 4,5% di crescita questo non è dovuto davvero alla robustezza dell'euro.
Ma in ogni caso: come possiamo tollerare un Unione Europea che prende grandi decisioni (che poi non prende si riunisce e basta) senza consultarci? Senza invitarci all'incontro ufficiale? Che senso ha l'Unione europea con un suo Stato che deliberatamente decide di bombardare la Libia? Come può l'Italia rinunciare alla sua conformazione di Paese senza pregiudizi che si unisce alla fedeltà atlantica ma in contempo svolge un ruolo di diplomazia fruttuosa con i paesi arabi? Senza peraltro mai far mancare la solidarietà ad Israele laddove si sia trovata vittima di raid terroristici?
Anche un sistema di alleanze economiche, ancorpiù un sistema paese articolato, non si decide per decreto e sulla base di alcune contingenze che hanno il sapore di eventi epocali. L'illusione di potere politico forte in grado di fronteggiare un'economia sempre più lobbistica e globalizzata si frange proprio contro il fallimento dell'Unione europea, incapace a dare risposte a problemi veri, avara di successi in termini di previsione, cooperazione e controllo della macchina amministrativa politica ed economica.
A questo punto dobbiamo seriamente chiederci chi ce lo fa fare a stare dentro il polveroso e asfittico sistema dell'Unione europea. Fare una laica e ponderata analisi sui costi e benefici. Quindi decidere. L'Italia non può farsi contagiare dalla lentezza tattica del politicantismo dell'Europa che sconta quasi un millennio nell'ideal-tipo della politica come forma di pensiero autonoma e distaccata dalle altre forme di pensiero.
Questa separatezza concepita primieramente in Europa è diventata una separazione assoluta, quasi una schizofrenia, che non cosente di capire a una parte del corpo i dolori e le dinamiche dell'altra. Non consente di decidere perché il processo di scelta fonda tutto su basi analitiche, buone per la decisione su investimenti a lungo periodo, non per la politica o per la gestione di impresa a tempi rapidi. L'Italia deve decidere. E non ci deve mettere troppo tempo.