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29 dicembre - l'omicidio di Benazir Bhutto
Povera donna, povera democrazia
Oltre alla banale condanna nessuna prospettiva al Pakistan

Sarkozy non aveva di meglio che continuare le vacanze in Egitto? E Prodi? troppo impegnato con Dini, meglio che difendere la democrazia nel mondo. Sono solo due esempi dei grandi assenti ai funerali di Benazir Bhutto celebrati a Rawalpindi il 28 dicembre.
C'era però Condoleeza Rice, Segretario di Stato U.S.A. Il Washington Post le imputa la responsabilità di aver spinto Benazir a tornare in Pakistan in bocca dai suoi carnefici. Occasione ghiotta per i candidati alle presidenziali per gettarsi nel balletto delle dichiarazioni e trarre vantaggio dalla sciagura internazionale.
Quale appuntamento elettorale è possibile l'8 gennaio con Musharraf, il presidente, accusato il giorno delle esequie di essere il responsabile della sua grande concorrente? Un Pakistan diviso tra sciiti e sunniti, un paese chiave per l'Islam è oggi il condensato dello scontro tra interessi tribali e appartenenze settarie.
Il Pakistan è l'emblema della guerra continua all'interno del mondo islamico ma anche del potenziale conflitto con l'Occidente. Tutto l'Islam guarda al Pakistan che ha cinquanta testate nucleari.
E tutto il nostro mondo si limita a condanne superflue non rinunciando alle proprie vacanze o ad occuparsi delle rispettive querelle.
Ma gli informati avranno facile gioco nel dire, Benazir Bhutto non era un Capo di Stato: "Nessun obbligo diplomatico per gli altri capi di Stato ad essere presenti. Il Pakistan, l'Islam l'avrebbe percepita come un'intollerabile ingerenza, il sostegno dell'Occidente a chi dà le responsabilità a Musharraf. E noi, mai e poi mai, vorremo indispettire un paese con cinquanta bombe atomiche". L'argomento di risposta allora sarebbe stato proprio lei. Benazir Bhutto. Una donna che ha creduto nel Pakistan, nella democrazia e per questi valori non ha esitato a scommettere tutto.