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17 giugno '10 - Ricorrenza
LA PARTITA MONDIALE!
Il 17 giugno 1970 Italia-Germania: 4 - 3

Quaranta anni fa la partita del secolo. Il 17 giugno 1970  allo stadio Azteca di Città del Messico si disputava quella che a torto o a ragione è considerata una delle più grandi partite di tutti i tempi. Grande per il risultato ampio e generoso di goal. “Quattroatre” ai supplementari. Grande perché grandi furono i loro protagonisti: Riva, Rivera, Boninsegna, Mazzola, Domenghini, Burnich, Facchetti,,, Ma anche Schnellinger, Gerd Muller e l’immenso Franz Beckembauer.

E non è per nostalgia che oggi si debba rammemorare il quarantennio. Fu la prima vera grande vetrina in cui il mondo si accorse di che pasta erano fatti gli italiani. Classe, fantasia, tecnica ma anche tenuta di nervi e resistenza. E non serve dire che in fondo in Italia c’erano state Inter e Milan già vincitrici delle Coppe dei campioni e di coppe intercontinentali e che l’Italia aveva portato a casa il trofeo europeo nel ’68 - Quella era stata una vittoria un po’ rocambolesca. All’italiana, appunto.

Il 17 giugno 1970 per la prima volta si affermava l’orgoglio nazionale, lo stesso per cui i trisavoli erano morti nelle guerre di Risorgimento e i nonni erano caduti nel Piave. La priva volta in cui gli italiani alle tre di notte davanti la televisione erano orgogliosi di far parte di un’identità-nazione.

Quell’Italia in campo anticipava quel che sarebbe accaduto nella scena politica: il compromesso storico Mazzola-Rivera, la volontà di potenza di nuovi ceti emergenti rappresentata da Gigi Riva, la necessità di una geometria dietro rappresentata da “Picchio” De Sisti, la capacità di resistere alla tentazione delle fughe in avanti nel contempo esserne artefici tenendo saldi i caratteri pietrificati di un credo profondo che ha radici antiche: Alberatosi, Burnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera. La capacità di guardare al mondo in modo nuovo, senza timori, ma con una voglia matta di affermazione sorretta da una nuova forza: Roberto Boninsegna e Angelo Domenghini.

Ma, si diceva, non è nostalgia. La dimostrazione che quando vogliamo mettere insieme una macchina da guerra gioiosa e garante solo dei talenti e dei meriti il nostro Paese non è indietro a nessuno. E anche i risultati vengono di conseguenza.

 

(Angelo Nardi)